a scuola di... IDEE


"Penso dunque mi DIVERTO" 

               Progetto didattico del Tempo Prolungato Laboratorio Bibliodit@ndo a.s. 2017/2018

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Il pensiero critico come Responsabilità Cognitiva . 

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Buone Pratiche Filosofiche della Scuola "G. Pucciano"

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«Il pensiero è grande, agile e libero, è la luce del mondo e la più importante gloria dell'uomo» - (Bertrand Russell, "Dizionario di logica, fisica e morale", 1952, edizione 1993, Newton Compton 1999, p. 176)-

Tutti Insieme Appassionatamente

Perché la P4C alla "G. Pucciano"?

La P4C classificabile come una sottocategoria delle più estese pratiche filosofiche, è una pratica pensata per e con i bambini e i ragazzi. E'  una disciplina sfaccettata, giovane ed in evoluzione ed espansione continue, che è stata pensata per l'anno scolastico 2016/2017 nel laboratorio didattico Bibliodigt@ando .
Contrariamente a quello che si può pensare, non si tratta di insegnare ai bambini la storia della filosofia né di accogliere come naturalmente filosofico ogni prodotto del pensiero dei ragazzi.

 L'idea che i ragazzi e soprattutto i bambini siano filosofi naturali è affascinante ma un po' "romantica": attribuire ai bambini autenticità, originalità ed innocenza ragionativa soltanto in quanto bambini è forse semplicistico; meglio è intendere tutti, bambini o adulti che siano, in  individui dotati di pensiero critico, da allenare e stimolare in modo intersoggettivo.


Infatti, un incontro di filosofia con i bambini si configura di solito come una sessione dialogica e interattiva: a partire da stimoli (testi, musiche o video) i bambini e i ragazzi vengono invitati ad affrontare tematiche filosofiche (la libertà, la diversità, il bello, il bene e il male, etc...) esperendo in prima persona il dibattito, lo scambio delle idee ed il ragionamento collaborativo, acquisendo allo stesso tempo competenze di pensiero critico e ascolto dell'altro.


Tra i compiti cardine della filosofia, fin dai sui albori, vi è la riflessione sull'apparentemente banale, sul consueto, sul radicato, per restituire loro sfaccettature e profondità.


Con i bambini e i ragazzi (ma sarebbe bene ricordarlo anche agli adulti del settore) problematizzare non significa lanciarsi in equilibrismi astratti o teoremi infiniti ma inconcludenti: vuol dire, innanzitutto, narrare; narrare, cercare di (ri)costruire una storia, farsi affascinare dal racconto e diventarne parte attiva.
Per narrare confrontarsi con gli altri, volendo, tutte le storie sono adatte: alcune però lo sono più di altre, vuoi perché mettono al centro della narrazione temi spiccatamente etici, vuoi perché sono testi costruiti appositamente sotto forma di dialoghi o provocazioni.

Nei  testi scelti per questo laboratorio, ci sono di molte tipologie: si va dall'opera più teorica,  alle curiosità filosofiche per menti giovani fino ai romanzi per ragazzi. Con diverse tipologie di testi e strumenti.

Ci sono le  fiabe che mescolano avventura, poesia e filosofia; esempi di letteratura italiana e straniera per ragazzi che attraverso storie divertenti, dalla scrittura brillante, fanno riflettere sui temi  ad esempio della solitudine, dell'amicizia, della solidarietà; e quant'altro con storie che rompono sovente gli schemi e i conformismi mettendo in luce la bellezza magari della diversità.

Perché le domande ed i perché  attraverso i temi cruciali della filosofia: fino a giungere alle domande più importanti e cruciali di tutte.

Si approntano letture per adolescenti che affronta temi complessi : il senso nell'esistere, la crudeltà, il fanatismo, per costringerci a farci domande impegnative e nuovi stimoli di curiosità.


Cosa spinge alla Curiosità e alla Crescita


                          -SU QUALE PILASTRO EDIFICARE LA CRESCITA PERSONALE-

Fin dai tempi di Socrate, si conosceva il valore dell'umiltà, infatti  divenne famoso il suo motto  "So di non sapere" che è un mirabile esempio di cosa possa essere l'umiltà e di quali vantaggi possa procurare.

La storia narra che un vecchio amico di Socrate, Cherefonte, consultò l'oracolo di Delfi per sapere se esistesse persona più sapiente del filosofo, e la risposta fu negativa: Socrate era davvero il più sapiente di tutti, questo il responso. 

Ma il filosofo greco, esercitando l'arte del dubbio, non credeva di possedere maggiori conoscenze di un politico, di un poeta o di un artista. Così cominciò a interrogarli, con il lo stile della maieutica. 

E scoprì qualcosa che proprio non si aspettava: questi personaggi non avevano tutte quelle conoscenze che dichiaravano di avere. Da qui, le conclusioni di Socrate: mentre un politico o un artista pensano di sapere e di fatto non sanno, io non credo di sapere ciò che effettivamente non so.

 Il filosofo ammetteva così, con umiltà, di non conoscere la maggior parte delle cose di questo mondo. E almeno di questo era certo.

La parola umiltà deriva dal latino humus, ossia la terra fertile. Da questo punto di vista, l'umiltà rappresenta il terreno più idoneo e fertile per far crescere la conoscenza e acquisire competenze nuove. Senza umiltà, difficilmente si cresce e si migliora. Se l'arroganza porta ad arroccarsi difensivamente sulle proprie posizioni, l'umiltà spinge a guardare oltre, a cercare nuove informazioni e nuove soluzioni.

L'umiltà rappresenta l'atteggiamento più efficace per trovare il punto di equilibrio fra la valorizzazione di se stessi e il riconoscimento dei propri limiti. 

Martin Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, definisce l'umiltà come un'accurata consapevolezza delle proprie capacità. Si tratta, quindi, di riconoscere i propri gap, le proprie aree di miglioramento e i propri errori, per aprirsi in maniera costruttiva a nuove idee e a differenti punti di vista.

Spesso umiltà e modestia vengono accostati semanticamente e utilizzati come sinonimi

Ma non sono la stessa cosa. La modestia rappresenta la qualità tipica di chi non fa vanto dei propri meriti e dei propri successi, sottraendosi alle lodi, manifestando così sobrietà e riservatezza. 

La  modestia è spesso manifestazione di una scarsa consapevolezza delle proprie potenzialità, e sovente che si accompagni talvolta a una non elevata autostima.

 La socratica consapevolezza di ciò che si sa, ma soprattutto di ciò che non si sa, sta invece alla base di un atteggiamento propriamente umile.

L'umiltà è un'arte, si esprime attraverso uno stile che rende subito riconoscibile la persona che lo manifesta. Ecco i principali tratti distintivi di chi pratica l'arte dell'umiltà:

  1. Una insaziabile curiosità
  2. Un ascolto ben allenato
  3. Un atteggiamento di serena apertura nei confronti di nuove idee e prospettive
  4. Un forte desiderio di crescere, migliorare ed evolvere
  5. Un onesto riconoscimento dei propri errori
  6. Un'autentica disponibilità a mettersi continuamente in gioco in nuove sfide

Uno dei cambiamenti più radicali del nostro tempo è rappresentato dalla democratizzazione della conoscenza

Ciò che un tempo rappresentava un lusso per pochi, confinato ai piani alti della società abitati dalle élite, oggi si è esteso in una misura tale da plasmare un nuovo modo di vivere, conoscere e interagire. 

Google si sta sempre più sostituendo alla classica biblioteca, Wikipedia sta soppiantando la tradizionale enciclopedia. 

Il livello medio di istruzione cresce di pari passo alla facilità di accesso alle informazioni. In un'epoca in cui l'estensione e la diffusione del sapere hanno raggiunto livelli esponenziali, le opportunità per coloro che desiderano percorrere la strada dello sviluppo delle proprie conoscenze, competenze e potenzialità non sono mai state così numerose. 

Ma ciò risulta possibile soltanto rimanendo aperti, con umiltà, di fronte alle innumerevoli possibilità di imparare, ogni giorno, qualcosa di nuovo.

Il filosofo Karl Popper sosteneva che "forse sarebbe bene se tutti noi ricordassimo che, mentre differiamo per le poche, piccole cose che sappiamo, di fronte alla nostra infinita ignoranza siamo tutti uguali".

 Parole che rivelano un atteggiamento estremamente umile, nel realistico riconoscimento dell'ignoranza che ci accomuna a tanti. 

Ma per illuminare i percorsi di vita di nuove conoscenze, per farli crescere attraverso il sapere, per non smettere mai di evolvere e migliorare, nel lavoro così come nella vita, occorre ripartire dall'umiltà.

E il socratico "so di non sapere" può rappresentare una solida base su cui impiantare i pilastri della nostra crescita personale, prima ancora che professionale. 

Un suggerimento che ritroviamo anche nelle parole di Sant'Agostino: "Vuoi essere grande? Comincia con l'essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell'umiltà".